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Nuntio Vobis
apr 19 2019
Buona Pasqua! PDF Stampa E-mail
Riflessioni
Scritto da Angela Fariello   
venerdì 19 aprile 2019
Pasqua è voce del verbo ebraico che signifca "passare".
Non è festa per residenti ma per coloro che sono migratori che si affrettano al viaggio.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi.
Perciò veco di crede come uno che sta sempre su un suo "passaggio". Mentre con generosità si attribuisce al non credente un suo cammino di ricerca,
è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai, chi non si azzarda nell'altrove assetato del credere.
Ogni volta che è Pasqua, urto contro la doppia notizie delle scritture sacre, l'uscita d'Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.
Sono due scatti verso l'ignoto. 
Il primo è un tuffo nel deserto per agguantare un'altra terra e una nuova libertà.
Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa, verso la più grande integrale risurrezione. 
Pasqua è sbaraglio prescritto, unico azzardo sicuro perchè affidato alla perfetta fede di giungere.
Inciampo e resto fermo, il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me. Restano inaccessibili le alture della fede.

Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi operatori di brecce, saltatori di ostacoli,
corrieri ad ogni costo, atleti della parola pace!
 
(Erri de Luca)
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Buona Pasqua da don Marino, don Alessandro

e dalle redazioni di sannicolatoritto.it e della pagina Fb parrocchiale
 
apr 17 2019
Sabato santo 2019 PDF Stampa E-mail
Riflessioni
Scritto da Angela Fariello   
mercoledì 17 aprile 2019
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apr 17 2019
Venerdì santo 2019 PDF Stampa E-mail
Riflessioni
Scritto da Angela Fariello   
mercoledì 17 aprile 2019

 

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LA PAROLA ASCOLTATA...

Gv 18,1- 19,42

 - Lo crocifissero e con lui altri due

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei"». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

 

- Si sono divisi tra loro le mie vesti

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato -, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

 

- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

 

... MEDITATA

 

Gesù dimostra la sua piena obbedienza alla volontà salvifica del Padre sino alla morte. E proprio attraverso la sua morte porta a compimento il progetto del Padre che vuole che tutti gli uomini siano salvi. Lui non si risparmia per nulla. Si consegna volontariamente alla morte proprio perché sa che attraverso la sua morte tutti avremmo riottenuto la vita.

Attraverso la sua morte abbiamo avuto accesso alla piena comunione con Dio. La contemplazione del grigiore del Venerdì Santo non ci allontani dalla prospettiva del mattino radioso di Pasqua. Non ci sarebbe Domenica di Pasqua senza Venerdì Santo, ma non avrebbe senso lo stesso Venerdì Santo se non si proiettasse verso l'alba luminosa della Domenica senza tramonto.

Ci illumini intanto la consapevolezza di fede che l'ultimo respiro di Gesù corrisponde al primo respiro della sua Comunità. L'espressione riportata dal Vangelo, "emise lo spirito" (Lc 23,46) non intende registrare semplicemente l'ultimo istante della vita terrena di Gesù, ma vuole rinviare soprattutto alla contemplazione del dono del Consolatore, lo Spirito Santo, "che è Signore e dà la vita".

 

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apr 17 2019
Giovedì santo PDF Stampa E-mail
Riflessioni
Scritto da Angela Fariello   
mercoledì 17 aprile 2019

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LA PAROLA ASCOLTATA...

(Gv 13,1-15)

 

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

 

... MEDITATA

Ricordiamoci sempre che siamo discepoli di un Maestro che ha assunto fino alle estreme conseguenze la logica del servizio. Lui vero Dio non ha disdegnato di farsi servo obbediente (cf Fil 2,7).

La reale disponibilità al servizio appare allora l'unica tessera capace di accreditare nel mondo gli autentici discepoli di Gesù. È il segno distintivo del cristiano, il quale sull'esempio del suo Signore sa che solo chi serve, serve davvero! Solo chi ha il coraggio di prendere le distanze da qualsiasi logica di potere e di dominio può dire di seguire il Signore, non a parole, ma con la vita.

Nella Comunità di Gesù lo stile del servizio è l'ideale più sublime e l'impegno più concreto. Servire, come ha fatto Gesù, lui che ci ha dato l'esempio per primo perché lo seguiamo nella concretezza della nostra vita.

E tu cosa vuoi fare della tua vita? Vuoi specializzarti a servire o ti piace, invece, essere servito? Nel primo caso avrai la gioia assicurata; nel secondo, invece, sarà la logica perversa di questo mondo e non il comandamento dell'amore ad ispirarti e caratterizzarti.

 

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