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nov 01 2018
Santi morti o morti santi? Ecco il perchè di queste due feste PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedì 01 novembre 2018

 

 di don Filippo Gorghetto

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In molti momenti dell'anno, la Chiesa mi stupisce la sua saggezza. In alcuni momenti, più che in altri. Il momento che sta per arrivare è uno di questi: 1 novembre il ricordo di tutti i santi, 2 novembre il ricordo di tutti i defunti.

 

Sono categorie che si escludono? Forse no, tutti i santi sono defunti, e qualche defunto è anche santo. Dobbiamo festeggiare tutti quelli che non si trovano nel calendario? Forse, ma non credo sia solo questo. Dobbiamo ricordare qualche defunto della storia che nessuno più ricorda? Beh, a livello di nomi  ricordare tutta la storia è un po' complicato, ma per contro ad ogni messa ricordiamo tutti i defunti; e quando si dice tutti, è proprio tutti. No, non è per questi motivi che la Chiesa sarebbe saggia.

 

È saggia perché accostare queste sue feste (sì, chiamiamole pure feste, perché ricordare qualcuno che ci ha voluto bene e con cui il Signore ci ha concesso di condividere un pezzo di vita è bellissimo!) non è da tutti, anzi. Proporre questa combo in un mondo che promuove solo i supereroi e nasconde la morte, è un rischio, un azzardo.

Ma questo particolare duetto ha in sé una carica enorme. Perché il legame tra la morte e la santità è talmente stretto che celebrarle distanti non ne farebbe comprendere la grandezza (saggezza per saggezza, pensiamo che il giorno dopo Natale, in cui nasce il santo dei santi, ricordiamo il primo martire, scusate se è poco).

 

Quanto è bello allora ricordarci che il destino della nostra vita è la santità, è la vita piena, è la vita che, se ha fatto sul serio la volontà del Signore, si realizza pienamente. E che per quanto ci sia un momento in cui la vita terrena decide di spegnersi, se ha raggiunto la sua pienezza, questa sarà eterna. Sarà eternamente santa. Sarà santamente eterna. E quel distacco, per quanto doloroso, non è che la conferma che la pienezza su questa terra è proprio la santità.

 

Giusto per capire: non vi va di pensare che non tutto è finito, non tutto è perduto, ma quelle persone che andiamo a trovare in cimitero sono vive? Che sono vive in eterno? Se vi va, è da pazzi è vero. Ma è bellissimo, perché ci ricorda che anche noi siamo destinati a quello, che la nostra vita qui, che un giorno incontrerà il suo 2 novembre, può essere già vissuta come se fosse l'1 novembre. Perché per meno di questo, diciamocelo, la vita non ha senso.

 

Godiamoci allora questi due giorni. Senza paura, dosiamo tra loro la gioia della santità e la tristezza che ancora forse un po' ci prende per qualche caro che è stato davvero caro. Nella consapevolezza che non c'è niente di meglio che vivere in santità e pienezza tutta la vita.

 

Ps: forse in questi giorni si è parlato molto anche di Halloween.

Il giorno in cui capiremo sul serio la preziosità della nostra tradizione, il modo consumistico e pauroso di festeggiare Halloween rimarrà un piccolo giochetto per passare un po' il tempo. 

Il vero senso di questi giorni - e perfino di Halloween - non è una parentesi di buio ma è, rullo di tamburi, PIENEZZA DI VITA, VITA TOLTA E DONATA: in una parola, SANTITÁ.

 

 

don Filippo Gorghetto 

 

Fonte: CorXIII

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