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nov 29 2017
L'icona dell'Avvento PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 29 novembre 2017

 

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«La vocazione di Giuseppe era di ricondurre
i fratelli al padre,
cioè di prendere sul serio il fatto di essere
figli del padre»

Arcivescovo Francesco Cacucci

 

L'immagine che accompagnerà, in questo tempo, la preghiera e la riflessione delle nostre comunità -tratta dal Ciclo di Giuseppe - sarà quella di Giacobbe che invia Giuseppe nella sua kenosis, a cercare i fratelli, che lo porteranno fino al punto più basso, la ‘spoliazione' dalle vesti, l'umiliazione, la discesa nel pozzo, ma proprio quell'annientamento diventerà possibilità di salvezza e di ritorno alla vera comunione dei figli col padre e tra di loro.Tale storia di salvezza e di comunione non è solo narrata dalla Scrittura, ma la proclamazione della Parola e l'azione rituale della Chiesa nelle sue celebrazioni ne fa fare continuamente esperienza.

Lì il memoriale del mistero pasquale di Cristo, culmine di questa storia di amore e di ricerca, ci riconduce,ogni volta, all'amoredel Padre e diventa fonte della comunione filiale, fondamento della nostra fraternità. Dal mistero celebrato e professato scaturisce naturalmente e ci viene consegnata la bellezza e l'impegnodi un'umanità ‘attenta all'altro', dove può essere vinta ogni invidia e superata ogni divisione, ben più di un ‘nuovo umanesimo'perché ‘Vita nuova'in Cristo, nel suo Spirito.

Un'icona biblica complessa e affascinante, quella di Giuseppe d'Egitto, che l'Arcivescovo ha consegnato alla nostra Chiesa per proseguire la riflessione, in quest'anno pastorale, su Famiglia e Giovani, "partendo però dal baricentro della ‘giovinezza'e della relazione tra generazioni".

Anche in preparazione al Sinodo sui Giovani indetto da Papa Francesco per il prossimo anno. "Percorrendo, quindi, il cammino della Chiesa attraverso l'anno liturgico e lasciandoci guidare dal metodo mistagogico (unità di annuncio, celebrazione, vita), ci chiederemo come Giuseppe d'Egitto (e ancor prima Gesù che ne è Forma originaria) possa aiutarci ad inserirci in questo mistero d'amore" (Mons. F. Cacucci).

L'invito e l'augurio del Vescovo diventano un impegno per ogni comunità a rileggere la storia delle nostre famiglie, imparando a considerare che "i giovani non sono solo 'oggetto' del nostro interesse e delle nostre cure pastorali, ma sono risorsa di 'salvezza': da scoprire, valorizzare, accompagnare", in un cammino di discernimento dei sogni di Dio sulla loro vita.

E perché non ‘sognare' che proprio attraverso i più giovani il Padre può continuare a cercarci per risvegliarci alla bellezza della fraternità e al fascino di una vita donata nella quotidianità? 

 

Se da una parte la Chiesa, famiglia di famiglie, è chiamata a diventare casa ‘accogliente' dove fare esperienza dell'amore preveniente e infinito del Padre, dall'altra la famiglia può e deve recuperare sempre più il suo essere Chiesa domestica, capace di curare, a volte recuperare, la bellezza delle relazioni attraverso le quali passano l'annuncio del Vangelo e la trasmissione della fede "di generazione in generazione",con la semplicità del racconto e l'efficacia gratuita e attrattiva della testimonianza.

Non si tratta di inventare strade nuove o strategie pastorali seducenti ma, come ci ricorda l'Arcivescovo, "in una società che esalta l'individualismo,che paradossalmente facilita i legami virtuali ma annulla quelli reali e crea situazioni di solitudine e di emarginazione, la comunità cristiana è chiamata ad impegnarsi per offrire occasioni e opportunità di relazioni, a partire dai vari gruppi presenti in parrocchia, per arrivare a quanti sono più ai margini delle varie attività parrocchiali, ma si affacciano ad essa per vari motivi (richiesta di un cammino catechetico per i figli, momenti di lutto, o celebrazione dei sacramenti).

Ma è soprattutto verso i giovani della «now generation», la «generazione adesso», che l'attenzione della comunità dovrà mostrare particolare premura, perché soprattutto loro rischiano di avere come interlocutore privilegiato lo schermo del proprio computer o il display del telefonino. È una variazione dell'impegno di una «Chiesa in uscita»".

Se c'è una strada da percorrere, per i giovani e per gli adulti, è quella che fa uscire da se stessi, dalle proprie certezze e sicurezze che rischiano di divenire chiusure nelle proprie ideologie, e apre all'incontro con l'altro.

L'incontro comunitario degli adulti e dei giovani insieme, la preghiera comune, l'ascolto reciproco, il confronto e il tempo condiviso possonoessere i segni autentici di una conversione pastorale, di una riscoperta della vocazione battesimale e di una matura scelta ecclesiale, non solo a parole ma con atteggiamenti veri e concreti per essere ‘cercatori dei fratelli, essendo stati per primi cercati dal Padre'.

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